Sono ufficialmente partite le attività del progetto Prevenzione 5.0, promosso dalla Sezione Sicurezza del Cittadino, Politiche Migratorie e Antimafia Sociale della Regione Puglia, beneficiario capofila del finanziamento FAMI (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione) 2021-2027 – Obiettivo Specifico 1.Asilo – Misura di attuazione MA1.b Ambito di applicazione1.d – Implementazione della presa in carico delle vulnerabilità in accoglienza da parte dei servizi socio-sanitari sul territorio, in partenariato con AReSS Puglia, Opera San Francesco Saverio CUAMM, Azienda Ospedaliero Universitaria Consorziale Policlinico di Bari, Azienda Ospedaliero Universitaria Consorziale Policlinico Riuniti di Foggia e Consorzio Nova.
In particolare, mercoledì 25 marzo a Foggia prenderà il via il percorso formativo per operatori socio-sanitari e mediatori interculturali dal titolo “La dimensione transculturale dei servizi socio-sanitari”.
Il corso, della durata complessiva di 85 ore, prevede due seminari tematici per ognuna delle sei province pugliesi rivolti al personale socio-sanitario, cinque moduli di formazione nel capoluogo e quattro incontri di supervisione clinica online per i mediatori che da aprile saranno operativi nelle ASL della regione. Intende stimolare una riflessione sui modelli di presa in carico territoriale della popolazione immigrata. Gli esperti condurranno la discussione tra gli attori coinvolti, favorendo l’emersione dei bisogni e delle criticità riscontrate dagli operatori dei servizi sanitari nella cura e assistenza delle persone migranti.
Durante la formazione saranno coinvolti i Distretti Socio Sanitari di ciascuna ASL, i Dipartimenti di Salute Mentale, i Consultori Familiari e le Neuropsichiatrie infantili, ma anche i referenti dei CARA dei Progetti SAI e CAS pugliesi, i referenti degli Sportelli comunali e delle organizzazioni che realizzano attività di contatto negli insediamenti informali.
Gli obiettivi principali che si intende raggiungere comprendono lo sviluppo di competenze interculturali nella relazione di cura; la comprensione dei modelli culturali di salute, malattia e sofferenza psichica; il miglioramento della comunicazione clinica con pazienti migranti e minoranze culturali; l’utilizzo dell’approccio etnopsichiatrico nella pratica clinica quotidiana e l’importanza del lavoro coordinato in équipe multidisciplinari che comprendano i mediatori culturali.
I temi spazieranno dal diritto di accesso alla salute alla psichiatria culturale, dalla salute delle donne migranti, con focus sulla violenza di genere, alle sfide cliniche dell’età evolutiva nei contesti migratori.
L’intento dichiarato è quello di supportare la formazione degli operatori, promuovere il coordinamento tra le diverse reti coinvolte e sviluppare modelli di prevenzione e cura che rispondano il più possibile alle esigenze dei destinatari.
Un servizio socio-sanitario transculturale deve infatti mirare a garantire equità nell’accesso e nella qualità dell’assistenza per tutti, riducendo le barriere linguistico-culturali e le disuguaglianze di salute che possono derivare da un sistema non adattato alla diversità.
